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I BAMBINI NON HANNO PAURA DI CADERE



I bambini non hanno paura di cadere. Né hanno paura di far cadere le cose.


Osservo mia figlia, sul seggiolone, con qualche giocattolo in mano e la maggior soddisfazione la ottiene quando butta tutti i pupazzi per terra.

Si sporge dal seggiolone con aria soddisfatta a guardarli, laggiù, un po’ ammaccati, ma a lei non interessa.

Ha perturbato lo spazio con i suoi gesti, con la sua presenza, con la sua volontà ed è questo il solo successo che conta per lei. In quel momento.


Non c’è alcuna paura della conseguenza. La conseguenza non esiste.

Esiste solo causa-effetto e poi quello che verrà dopo è tutta scoperta, tutto nuovo… meglio che sia nuovo… non c’è attaccamento… non c’è nient’altro che l’adesso.

Tutto si rompe prima o poi, tutto subisce una trasformazione, e forse è proprio quello che attende il bambino, vuole meravigliarsi.


Mi riscopro, osservando mia figlia, in una lotta interna tra due parti di me, o forse più, che si parlano contro.

“Nooo, non farlo cadere! Ti prego! È nuovo. Facciamolo arrivare integro fino a Natale!”

E una parte che riconosce quanti giudizi diamo ad ogni cosa e quante paure abbiamo di affrontare cambiamenti, sorprese, quanto vorremmo che tutto restasse perfetto e immacolato e per sempre.


Ma quando mi fermo a pensarci su, guardandola buttare tutto a terra, vedo meglio.

Se riesco a fermarmi prima di reagire, prima di afferrare al volo quell’oggetto cadente, prima di farmi scappare quel “no”, prima di preventivare la catastrofe, e se riesco a donare a mia figlia la fiducia di esplorare, in sicurezza, e di meravigliarsi… ecco, se riesco, si apre un’immensa possibilità anche per me, la possibilità di abbattere limiti che mi ingabbiano, di uscire completamente da quelle catene di pensiero che ci sono state tramandate, che valutano sempre il rischio e mai la potenzialità di successo, e che ci dicono cosa è giusto e cosa sbagliato.


Attraverso gli occhi di mia figlia vedo che non c’è questa così netta differenza, vedo che, se un gioco si romperà, se il bicchiere cadrà, se si farà un buco nei pantaloni, o sporcherà la maglietta di sugo, se mangiando da sola si imbratterà tutta la faccia e pure i capelli, se, e mi permetto di dirlo, cadrà… perché tanto cadrà prima o poi per fare i suoi primi passi, per imparare a muovere il suo corpo, per apprendere il movimento, cadrà, come siamo caduti tutti… come cadiamo tutti nella vita… salite, discese, cadute e tentativi di rialzarci, di riprovarci… vedo che, se tutto questo accadrà, sarà per crescere, evolvere, migliorare, vivere.


Tenendola lontano da tutti questi fallimenti, la renderò solo impaurita e inibita, incitandola a fare ciò che desidera invece garantirò l’espressione della sua identità.

Certo, fornendole strumenti e facendomi “stampella da scalare” se vorrà farsi forza su di me per mettersi in piedi, io sarò lì con tutta la mia presenza e supervisione per il reale pericolo che da sola non riesce ancora a vedere, ma quanti reali pericoli ci sono?


Questo è il lavoro grosso da fare per me genitore.

Questa è la grande domanda del mio camminare sulla mia strada personale… quali sono i reali pericoli e invece quali sono sfide, sabotaggi, paure ereditate, prove, novità, occasioni.


Mi trovo a notare sempre più spesso che la bellezza e la soddisfazione stanno al di là della mia paura di cadere e quasi sempre, dopo il precipitare, ci sono “le molle” che mi rilanciano in nuove avventure… o qualcuno pronto a prendermi...


E mi meraviglio.



Foto di Inyambo Picture


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