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IL PARADOSSO DEL PARTO SICURO



Ho partorito due volte, due storie diverse, due anime diverse, con lo stesso obiettivo: un parto sicuro.


Ho partorito in ospedale entrambe le volte, la prima volta oltre a mia figlia è nata in sala parto una donna nuova, la seconda volta una donna ancora diversa.


Il mio primo parto sicuro non è stato pianificato, non è stato particolarmente temuto, ma è stato davvero sconvolgente: il mio meraviglioso corpo che stava innescando il divino meccanismo di dare la vita a suo ritmo è stato incalzato, poi rotto nelle membrane intatte, poi lacerato a suon di tifo da stadio per spingere più forte ancora.

Questa donna che ero, per trasformarsi in madre ha dovuto strapparsi gli sfinteri e piegarsi purtroppo.


Ma il corpo di una donna sana è forte e guarisce.


E intanto la mia anima preparava il terreno a un parto diverso che sarebbe avvenuto successivamente anni dopo.


Cosa doveva cambiare? Più sicurezza. Di cosa? Di cosa dovevo essere sicura? Chi mi poteva dare quanto cercavo? Dove trovarla? In me? Nel luogo del parto? Nel personale? Potevo affrontare ancora un parto? La mia memoria muscolare avrebbe fatto resistenza?Non potevo rifarlo così, dovevo proteggermi, ma chi era il mio nemico? L'emergenza o il personale sanitario?


È incredibile come la donna incinta affini il suo istinto di protezione verso se stessa e il suo piccolo in grembo, è qualcosa che le viene naturale assecondare.

Smette di fumare e mangia meglio, fa una vita più salubre e meno tossica. Cerca di riposare e non beve alcool.

Si attiva un meccanismo antico che da millenni ci ha portato ad oggi.


Questa ricerca di protezione e sicurezza inizia col test di gravidanza e continua col puerperio e l'allattamento e passa inevitabilmente dal momento cardine del parto.


Ma come si Protegge la donna del nuovo millennio? Come usa le sue risorse?


Nel mio secondo parto tutte le mie energie le ho investite nel riuscire a sottrarre dalla formula PARTO IN OSPEDALE IN AMBIENTE MEDICALIZZATO tutto il superfluo per riuscire ad avere un parto naturale (che non vuole dire vaginale) come se fossi stata a casa.

Questo tentativo è stato non solo faticoso, ma pieno di ostacoli, è stata una trattativa a ferri corti coi responsabili di reparto ma soprattutto tra il mio essere antico e la donna moderna che inevitabilmente sono.


Sto togliendo protezione al mio bebè? Sto facendo la bambina viziata? I dottori mi guardano come una hippie capricciosa? Per cosa sto lottando? Loro sanno fare il loro lavoro. E allora perché mi hanno trattato male? Sono solo un numero?

Quante domande.


E cosi' come succede nella maggior parte delle trattative, si trova il compromesso, e lo trovai nello sguardo alleato della Dott.ssa direttrice di reparto Ginecologia e Ostetricia, durante un suo solito pomeriggio tra un cesareo e un parto indotto, che stupendosi scrisse un grosso OK sul mio piano del parto.


Quell'Ok fu la mia forza, la mia voce e quella di mio marito.


Ho combattuto silenziosa col triage e le sue luci forti, ho combattuto con le domande ripetitive a inizio travaglio, ho combattuto guardando altrove contro i musi lunghi e stufi della sala monitoraggio, ho cercato di sabotare il lettino litotomico e i consigli non richiesti in fase espulsiva.

Abbiamo controllato che il clampaggio fosse tardivo e che il bagnetto non fosse imminente.

Ho lottato coi fili dei monitoraggi durante la prima scomodissima poppata e col letto in degenza assolutamente inadeguato al co-sleeping.

Ho sopportato le urla degli altri bebè in stanza e le luci forti anche di notte.

Ho rincorso le infermiere per implorare di poter tornare a casa in seconda giornata perché

stavamo bene.


E così come succede la maggior parte delle volte in cui si Lotta con cuore e coraggio senza arrendersi, si vince.


E vinsi una battaglia dopo l'altra per ottenere una nascita sana, libera, non ostacolata, addirittura solitaria, come avevo sognato e immaginato con il mio team di supporto (Doula, educatrice Hypnobirthing, famiglia).


Quanta fatica a cercare questa famosa e non chiara sicurezza, quando sarebbe bastata una ostetrica capace di cogliere i segnali, e il comfort di casa mia.

Mio marito presente e amorevole oltre al silenzio della notte.

E tutte le energie in me volte solo a respirare la vita forte.


Mi chiedo dove si trova la sicurezza di un parto sano?

Da chi o cosa è necessario proteggersi?

Dove si trova il parto sicuro?

E soprattutto cosa vuol dire partorire in sicurezza?


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