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IL MIO VBAC, LA MIA GUARIGIONE




Mi chiamo Lohene e sono mamma di Enea (2 anni e mezzo) e Zoe (4 mesi).

Durante le mie gravidanze e i miei parti ho sviluppato ancora di più l’attenzione nell'essere vicino a una donna in un momento così importante della sua vita.


Insegno yoga, una disciplina che mi ha sicuramente aiutato durante questo percorso, ma non mi è bastato: mi è mancata la tribù, mi sono mancate figure professionali a rafforzare il mio sentire e il mio intento, ho dovuto un po' combattere per affrontare situazioni difficili, ma poi sono riuscita a prendere alcune decisioni importanti e ed avere attorno a me comunque delle persone umane.


Partiamo dall'inizio... Gravidanza fisiologica bellissima che doveva concludersi con un parto in casa accompagnata dalla mia ostetrica, ma placenta previa marginale come diagnosi, mi porta a fare diversi controlli in più, e finisco con un cesareo d'urgenza per una perdita di sangue a 36 settimane di gravidanza: il mio torello era pronto ma io no, soprattutto in pieno Covid.


Mi riportano Enea dopo 2 ore, già pulito, profumato e vestito; per me questo è stato davvero difficile da mandare giù, ancora oggi mi porto qualche strascico di questa esperienza.


Poi arriva Zoe, un'altra bellissima gravidanza.

Inizio il mio percorso verso il VBAC (anzi lo avevo già iniziato prima della gravidanza) e continuo ad essere seguita dalla mia ostetrica, ma la pressione ospedaliera è pesante.

Molti ospedali optano per fare un cesareo elettivo ed inizia la mia battaglia; devo spostarmi a 2 ore di distanza da casa mia per cercare il "meno peggio"

Cerco di stare lontana dai mille monitoraggi: il punto è che io capisco perfettamente le dinamiche e la mole di lavoro, però troppi controlli, troppe paure e attenzione ai protocolli da seguire!


A 39 settimane vado a fare il primo monitoraggio nell'ospedale più vicino e mi guardano perplessi chiedendomi: "Ma non hai ancora prenotato il cesareo per la settimana prossima? Hai un utero che non è pronto a un travaglio di parto non avendo travagliato"

Lascio stare, firmo e me ne vado.


Decido di non andare più a fare nessun controllo e lasciare che la natura faccia il suo corso. Non trovo sia giusto il trattamento che ho subito, perché ci sta fare i controlli, ma in questo modo come posso essermi sentita? Spaventata, direi.


Inizia così tutto in maniera naturale, facciamo le cose con calma e andiamo con calma in ospedale (non racconto le 2 ore di viaggio in camper a carponi!).

Travaglio molto lungo, e quando arrivo in ospedale non becco proprio il turno giusto: un po' di pressione per il fatto di essere un pregresso cesareo, la mia ostetrica che all'inizio non poteva entrare e poi questa cosa chiamata "travaglio di prova", come se fosse la preparazione ad una gara, o comunque parole che non incoraggiano sicuramente una donna che vuole semplicemente partorire.


Zoe è fantastica, sentiamo il suo cuore battere forte tutto il tempo, cosa che rassicura i dottori; io sono un po' presa male a causa dell'ospedale, ma provo ad entrare nella mia bolla, mio marito è indispensabile... E poi, al cambio turno, trovo degli angeli umani e un po' di fortuna nel mio percorso.


Tutto ai sblocca, e Zoe nasce naturalmente.

In un altro ospedale mi avrebbero mandato in sala operatoria, ma io avevo semplicemente bisogno del mio tempo: stavo guarendo mentre partorivo, e la guarigione non poteva essere troppo veloce, ogni contrazione era un sentirsi profondamente connessi alla natura, ed era quello di cui avevo bisogno.


Sì, è andato tutto bene, ma ho dovuto combattere, e questo non mi ha aiutato a lasciarmi andare completamente.

Penso che ogni donna abbia bisogno di "conoscenza" e di una bella dose di consapevolezza, ma anche le persone intorno hanno il loro peso, eccome!


Sono rinata mamma con tanta gratitudine per aver sperimentato entrambe le possibilità.

Ora sono d'accordo nell'affermare che anche il cesareo è un modo di nascere, se necessario é sicuramente un salvavita, ma quell'esperienza di tuo figlio che esce dal tuo corpo, prenderlo subito in braccio mantenendo il cordone ancora attaccato, è una sensazione primordiale che ogni donna dovrebbe provare (quando possibile).


Ringrazio i miei figli, l’avventura più bella della mia vita! Adesso per scelta sono presa totalmente da loro, ma un giorno forse approfondirò proprio l'aiuto alle donne che intraprendono questo percorso così delicato.

Ogni donna in gravidanza e durante il parto ha bisogno di sentirsi al centro dell'attenzione e non sentirsi dire cosa dovrebbe e non dovrebbe fare: lo sappiamo noi ma soprattutto lo sanno i nostri bimbi che crescono dentro di noi.



Foto di Pavel Danilyuk


Rinascere Mamma dà voce alle mamme che vogliono raccontarsi.

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