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UNA REALTÀ CHE HA STRAVOLTO I MIEI PIANI



Marzo 2018: ero in dirittura di arrivo della mia seconda gravidanza.

Ero decisa e determinata ad avere un parto più consapevole rispetto a quello di cinque anni prima, del resto questa volta sapevo di poter sopravvivere ai dolori del travaglio!


Quella mattina lascio il mio primogenito a scuola e vado a fare l'ultima ecografia.

La ginecologa cerca di non spaventarmi, chiede il consulto di una collega, ma alla fine mi confessa che la bambina non è cresciuta rispetto alle settimane precedenti e che non ha più senso, anzi NON È PRUDENTE, andare oltre.

Immagino di dover tornare il giorno dopo, ma lei infila i guanti e procede con lo scollamento delle membrane. Panico.


Sono da sola, non ho la valigia, devo organizzarmi per recuperare mio figlio a scuola.

Salgo in reparto e nel giro di cinque minuti esatti ho già la stanza, mi inseriscono la fettuccia di ossitocina per l'induzione del parto, e vado dritta in sala tracciato.

Approfitto per fare un giro di telefonate e organizzare il tutto, ma nel frattempo comincio ad avvertire le prime contrazioni, mi convinco che sarà una cosa rapida. Sbagliato.


Passa l'effetto dell'induzione e l'ostetrica mi dice che aspetteranno l'indomani per darmene una seconda dose. Mio marito nel frattempo arriva e lo lasciano restare per la notte solo

perché abitiamo parecchio lontano dall'ospedale.

A mezzanotte comincio ad avere delle contrazioni fortissime: l'ostetrica mi visita e mi dice di essere dilatata solo di 3 cm; mi invita a fare una doccia e aspettare.


Tutti i miei buoni propositi di un parto positivo e consapevole spariscono: le contrazioni sono completamente differenti rispetto al primo parto: non avevo la classica sensazione di onda, di un dolore che cresce, arriva all'apice e poi decresce.

Erano un continuo apice, senza pausa per respirare a sufficienza, senza pausa per poter fare un passo ed uscire dalla doccia.


Invoco l'epidurale ma l'anestesista è impegnato.

Non posso fare esercizi di respirazione, provare posizioni più comode, andare in vasca come avrei voluto.

Non posso mettermi le cuffiette con la musica, annusare olii essenziali come avevo auspicato.

Troppo dolore e del tutto ingestibile. Posso solo sperare di non metterci troppe ore.


Alle sei del mattino finalmente l'anestesista arriva ma l'epidurale mi dà sollievo solo per due contrazioni esatte, dopodiché sento rompersi le acque e faccio appena in tempo a dire all'ostetrica di non saper come spingere, perché il primo figlio è scivolato all'esterno senza uno sforzo una volta completata la dilatazione.


Lei spalanca gli occhi e mi urla di sdraiarmi sul lettino della sala parto. Appena in tempo

per ricevere al volo la mia piccola.

Ha bevuto un po' di liquido devono aspirarla, il colorito non è dei migliori e la placenta era infartuata del 50% (improvvisamente capii la fretta della ginecologa il giorno prima).


Mia figlia è nata piccolina, appena due kg, nonostante fossi praticamente a termine, ma sveglissima e sana. È 100% amore.


Racconto la mia esperienza non per demonizzare il parto indotto, ma per testimoniare

quanto sia vero quando dicono che ogni parto è a sé.

Possiamo prepararci al meglio e redigere una "to do list" per il travaglio, ma la realtà, come sempre, stravolge i piani.



Foto di Isaac Taylor


Rinascere Mamma dà voce alle mamme che vogliono raccontarsi. Inviaci anche tu la tua storia, la leggeremo e avremo cura di pubblicare le più significative. Ti aspettiamo qui: VOCI DI MAMME.


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